Un abito non ordinario
C'è una commissione che ti aspetta all'angolo, per ogni cosa. Voglio esserne il giurato-principe. Affronto la sfida sentendomi incompleta, infiltrata nel coro dell'e-vox populi. Ascolto pennuti starnazzanti dagli altari della politica e mi affaccio alla poesia, voglio indossarne l'involucro amico, voglio vestire un abito non ordinario. Abbraccio i versi di qualcuno, per evitare gli schemi. Volevo averne uno, ma dall'architettura ingarbugliata. Le mie annotazioni hanno esile struttura, prendono quello che i miei giorni offrono e il riflesso di oggi emana da queste parole:
Ecco c’è l’acqua
che scorre verso il suono limpido
e la luna aperta dispiega la sua diffusione.
Il calendario dice che è inverno
ma che ci siano piccole foglie è un fatto
e gli odori si adeguano alla volta celeste.
La città è circa tre chilometri distante
superstrada verso est, uscita centro,
le luci vanno, attratte da altre luci.
Il mondo si presenta a noi
che acconsentiamo a deporre la lama,
a riconoscere la notte come pura assenza di sole.
In sacche confinanti, più in basso,
germinazioni di caos.
grazie Bruno Galluccio per queste parole
http://www.sagarana.net/rivista/numero12/ventonuovo5.html