Arendt e Weil
Nel marasma di articoli sopravvissuti nei miei cassetti-cassaforte ho recuperato uno scritto di Antonio Gnoli. Risale al 14 novembre del 1996, il titolo è “La strana coppia”. Gnoli intervista Roberto Esposito e ne recensisce il libro appena pubblicato. Il titolo all’epoca mi incuriosì molto :“L’origine della politica”.
La creatura uscita dalle stamperìe si compone di pagine che mettono a confronto due pensatrici che hanno squartato il Novecento dal suo lato peggiore. Hanna Arendt e Simone Weil, donne che è difficile accaparrarsi ideologicamente, annoverate tra quegli autori che non sono ascrivibili ad alcuna scuola, che hanno posto alla politica domande talmente radicali da far esplodere le tradizionali categorie con cui la si indagava. Ma chi è Hannah, e chi è Simone?
“Fino alla fine Simone Weil resterà una donna sola, senza amori, né amicizie, lei non appartiene al mondo ma semmai a quella linea di confine fra ciò che è terra e ciò che non lo è. Hanna Arendt è invece sicuramente una figura che vive fortemente la dimensione mondana, non rinuncia agli amori, alle amicizie. A vederle (queste due donne che non si sarebbero mai incontrate) sembrano agli antipodi: visibile, raffinata, disponibile la Arendt. Invisibile, sporca (come rilevò poco gentilmente Bataille), intransigente la Weil. C’è qualcosa che colpisce nella loro duplice avventura esistenziale: è il lato femminile della filosofia. Qualcosa, insomma, che ha a che fare con la vita stessa. Ed è tanto più urgente e curiosa la loro battaglia, in quanto si misurano con ciò che di più maschile esista: il potere, la violenza, la forza. Come dire? Due donne entrano per la prima volta nella storia della filosofia con un pensiero che mette in crisi quella stessa storia. Hannah e Simone usano entrambe categorie dai tratti femminili, che rovesciano una tradizione di pensiero che vede nella morte un punto di vista da cui guardare le vicende filosofiche.
Per approfondire : Roberto Esposito “L’origine della politica” Donzelli.