Lezioni di vita
Sul sacro/profano si espongono un po’ tutti: il prete con navigatore satellitare in macchina, mia madre, che non ha la patente, ma che al prete ne direbbe volentieri quattro per le sue posizioni anti-abortiste, il salumiere, ormai figura in estinzione, il regista e il professore. Tutti vorrebbero confessarsi, anche mia nonna con la sua madonnina di Lourdes piena di acqua sul caminetto, col suo abbonamento a famiglia cristiana, e le amiche di sua eminenza: eminenti borghesi con sciarpa di hermes alla messa domenicale. Tutti suggestionati dall’eco filosofico di san pietro, tutti a suggerire il patibolo alla ratio. Dicon loro, perplessi o invasati, di una presenza, del dio che per l’unico fatto di essere evocato esiste. Nei dibattiti si può essere spettatori. In questo mi sento adottiva, come un elemento secondario, da ultima fila. A certe lezioni sono quella che si definisce una spettatrice adottiva, scelta dal caso. Soprattutto, lezioni di vita. A volte, così nazional-popolari. Vorrei fare interviste nei confessionali. E che dire di un medico condotto che di fronte ad un’ecografia dice: - Si, si, è tutto a posto. Signorina, adesso può fare quello per cui è nata… Intanto al cinema mi attendono le due ladies, henderson e vendetta. (Per coniugare le giornate al singolare e i tempi morti consiglio Gramsci gustoso in La letteratura popolare.)
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