Post-ululante
Mio fratello si preoccupava che da bambina non insudiciassi il mio intelletto. E così sapevo che Harvard e Northwestern erano prime nella fantomatica classifica delle migliori università, che l'ordalìa era una prova del fuoco in uso presso i longobardi, che Nilde Iotti era presidente della camera, che il Prado si trovava a Madrid, e che Nouvelle Vague non era soltanto un film di Jean-Luc Godard. Avevo troppi libri da leggere, troppi film da vedere, un 286 da stressare.
Nei momenti di "libertà" leggevo Gianni Rodari, Esopo e Fedro. Mio fratello non lo sapeva, ma il libro che amavo di più era il suo vecchio sussidiario delle elementari. Un libro ingiallito ma pieno di storielle e brani di antologia, lo preferivo di gran lunga al mio. Guardavo il tiggì, poi scappavo dalla mia vicina per vedere Creamy. Lei leggeva il Cioè, io lo detestavo. E le pagine che scrivevo, ad iniziare dalle poesie dedicate all'amico Sole, e al romanzo sugli amici delfini, non erano altro che frammenti, ululati d'inchiostro, post-ululanti. Non avevano carattere sociale, nè ambivano ad assurgere a poema, come Howl di Allen Ginsberg, ma una finalità l'avevano. Quello era il primo stadio di questa evoluzione. Accumulare materiale inedito da far leggere poi. Ora io sono una post-ululante e voi siete i posteri (poveri!) lettori.
http://www.rooknet.com/beatpage/writers/ginsberg.html#howl