Il busto di Comte
Non scrivo su commissione, per alcuni non sarebbe un vanto. San Germain dobrebbe dilatarsi nel tempo e non restare soltanto un momento estivo.Place de la Sorbonne non sarebbe indimenticabile, se non fosse per quel nome altisonante. E la statua di Comte, che tutti i miei colleghi di sociologie fan finta di aver letto. Gli incontri di novembre sono meno interessanti, a parte Gandhi di Montesacro, i fiorellini muniti di spilletta della Gra che a me sembran crisantemi, gli sfondi rossi, i saggi e i documenti del novecento editi da Se, la Seger e la commercialià dell'idea, Roma con Repubblica e il latte che ti aspettano davanti al cancelletto di casa ogni mattina, che fa molto provincia americana. E poi? E poi i ritorni dalla capitale nel mezzo della settimana, accompagnati dalla musica di Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, una buona colonna sonora per i miei movimenti sul lavoro.Ma non mitifico la metropoli, soltanto che questa dimensione temporanea del distacco, sta diventando definitiva...
Su Paris Paolo Ferrari: http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/436d02bee628d.html
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