Il caso "Jeanne"
Non raramente si disserta sul significato di normalità. Affronto la questione con coloro che popolano la mia esistenza, quasi ogni sera. A tal proposito voglio riportare brevemente un caso di nevrosi ripreso da Tempo e inconscio a cura di Maria Giordano: il caso "Jeanne". Nel corso di una seduta terapeutica, questa paziente meridionale ha lasciato detto : "La realtà non è che… esiste obiettivamente… non è che… io… che… che sono gli altri che sono meglio di me… cioè che siamo a due livelli… non lo so… o che sia che… perché in fondo se c’è una differenza fra due… due situazioni… se c’è una differenza è chiaro che uno sarà più sopra e l’altro sarà più sotto… però insomma è relativo… la realtà non è che… appunto… non è che siano gli altri… come si fa a stabilire? ".
La giovane donna era una studentessa universitaria, il suo linguaggio risulta tormentato, ma colto. Questa premessa mi sembra utile, per mettere a fuoco la chiusa del discorso "Come si fa a stabilire?" . Non sempre sussiste una netta linea di demarcazione fra normalità e non. Lucrezio compose il poema filosofico De rerum natura per "intervalla insaniae". E "talvolta la stessa follia è una maschera, che nasconde una conoscenza troppo sicura e fatale" (iperbolica affermazione di Nietzsche). Sembra anzi che tal rischio sia un prezzo da pagare. Dunque quando mi diranno : "Tu non sei normale", questa sarà la mia risposta: "Felice di non esserlo".