ContrAzioni della lingua
Mi si infila nella memoria il mio volto di contratta bambina che ascolta parolacce che non possono diventare le sue paroline, e di come quelle "paroline" rappresentassero una trasgressione. Ricordo che il "dialetto" all'epoca, quando ero bambina, era una trasgressione. Inaccettabile per l'udito fine di chi vigilava sul mio apprendimento. Una sorta di "bacchettata sulla lingua". Immaginati una persona che tenta di adattarsi al contesto. Durante le conversazioni con l'unica ultraottantenne nonna rimastami, mi si accendeva nella mente una sorta di riscoperta del dialetto, tutta una mentale diatriba all'insegna del "cosa significherà". Nelle estati puteolane la mia mente era in balìa di conflitti aperti involontariamente dai passanti, dagli ambulanti al mercato del pesce, dagli zii ex-operai dell'Italsider di Bagnoli. Avevo un mondo nuovo fatto di paroline dal gusto familiarmente intimo, quelle parole che hai dentro perchè fanno parte del tuo patrimonio genetico, volenti o nolenti. Era quella una negazione delle proprie origini, un preservare la mente dalle brutture gergali popolane. Era come evitare la schiettezza a cui ci si deve abituare, è come evitare di andare in strada a vivere. Ora ho dato avvio ad un'intima contrattazione, la mia identità è salva. Non devo salvarmi dalle mie origini, non ne ho bisogno.
L'autore dell'opera è Adam Pitt, il titolo è: Meeting Blow up