Tra Galeno e Zabriskie Point
Un consiglio: non lasciate tracce vocali compromettenti, e più di tutte quelle che sono impressionate di libertà, giacobine e rivoluzionarie. Tutto pare tradursi in un irragionevole telegrafico decalogo del malumore, sintomo di un ripiegamento in progress. Le labbra confermano il conflitto, conservano un senso intriso nel silenzio-tacito dissenso. L’aggettivo è più che innaturale, snaturato. E gli assensi maleodoranti? Gli occhi storti che si moltiplicano…
Ormai sei diventato responsabile, il responsabile, il responsabile della tua svendita. Non hai volontà, non hai argomenti e anche se volessi essere solo un esecutore, non potresti esserne degno ugualmente. E allora parte l’isolamento, profano per chi predica di capitale sociale funzionale, essenziale.
Non ho più libertà. Neanche di essere solo/a.
Tra Galeno ed esplosioni alla Zabriskie Point i baffetti del direttore si sono elettrizzati. Il pubblico settore è ben-rappresentato, ed io sono spettatrice-figurante. In prima fila a (non) godermi lo spettacolo improvvisato, che spiattella dati costantemente aggiornati, eppure male orchestrati. L’ottimismo suona male. Perché l’emergenza è emergenza, è la sua misurazione che disincentiva la mia fiducia. L’interdizione è comune di fronte alla risolvibilità parziale, su cui si basa l’attivazione degli screening sanitari per individuare precocemente alcune patologie. Ed anche la risposta alla mia domanda, fatta a sproposito, e che neanche mi hai permesso di finire. Tutto sembra una stonatura. Pure il blu rassicurante delle diapositive di oggi.
Ma era un seminario altisonante mica una visita di cortesia.
I miei invece, erano sorrisi di cortesia.
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