Il busto di Comte
Non scrivo su commissione, per alcuni non sarebbe un vanto. San Germain dobrebbe dilatarsi nel tempo e non restare soltanto un momento estivo.Place de la Sorbonne non sarebbe indimenticabile, se non fosse per quel nome altisonante. E la statua di Comte, che tutti i miei colleghi di sociologie fan finta di aver letto. Gli incontri di novembre sono meno interessanti, a parte Gandhi di Montesacro, i fiorellini muniti di spilletta della Gra che a me sembran crisantemi, gli sfondi rossi, i saggi e i documenti del novecento editi da Se, la Seger e la commercialià dell'idea, Roma con Repubblica e il latte che ti aspettano davanti al cancelletto di casa ogni mattina, che fa molto provincia americana. E poi? E poi i ritorni dalla capitale nel mezzo della settimana, accompagnati dalla musica di Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, una buona colonna sonora per i miei movimenti sul lavoro.Ma non mitifico la metropoli, soltanto che questa dimensione temporanea del distacco, sta diventando definitiva...
Su Paris Paolo Ferrari: http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/436d02bee628d.html
Apprendistato serale
Wow… Tutto ha preso forma in una lezione di vita compressa in due parole. La pillola verbale intrisa di banaluogocomune: è l’occasione della tua vita, il cacio sui maccheroni e ogni altra metafora bella e nazional-popolare, etc. Se non fosse che io, dico io, avrei in mente di scrivere una storia diversa, in cui l’ics di turno impugna la sua vita, per voltare pagina. Sarà stata una lingua lanciafiamme a decifrare l’origine del mio malcontento, a farmi simulare un comune raggiro: sto bene. Eppure ora, fiera del mio non essere aziendale, ho imparato un nuovo gioco, in cui la “sociabilità” ha un valore di mercato e che i miei rilassati parametri di giudizio vanno aggiornati.
Per gli occhi e non soltanto: Sguardi ardui 4-8 novembre 2005 Complesso di Santa Sofia – Salerno www.sguardiardui.com
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