Una scena ideale
Quante chiavi di violino, quante tracce a formare questo paratesto, cornice invadente alle stancanti bozze sulle quali oggi mi adagio. Implodo in questi pomeriggi d’estate, ritorno a ripetitivi percorsi, a ritrovate vicende. Sono rebus già visti, sopravvalutati. Le soluzioni sempre appese.
Una copula di varie pressioni da vita al malessere. Sarà un sentire inadatto, uno scivolo affrontato con suole di gomma, un uscio senza manico d’entrata.
Sono fresca di letture sull’amore che va via con la fiducia, e ferma in una contrazione senza rimedio. L’arredo emotivo è assente sulla mia scena. Cammino, scollandomi da terra, a tratti. Non c’è pace da punto d’appoggio.
Non è un posto ideale per la mia labirintite.