ContrAzioni della lingua
Mi si infila nella memoria il mio volto di contratta bambina che ascolta parolacce che non possono diventare le sue paroline, e di come quelle "paroline" rappresentassero una trasgressione. Ricordo che il "dialetto" all'epoca, quando ero bambina, era una trasgressione. Inaccettabile per l'udito fine di chi vigilava sul mio apprendimento. Una sorta di "bacchettata sulla lingua". Immaginati una persona che tenta di adattarsi al contesto. Durante le conversazioni con l'unica ultraottantenne nonna rimastami, mi si accendeva nella mente una sorta di riscoperta del dialetto, tutta una mentale diatriba all'insegna del "cosa significherà". Nelle estati puteolane la mia mente era in balìa di conflitti aperti involontariamente dai passanti, dagli ambulanti al mercato del pesce, dagli zii ex-operai dell'Italsider di Bagnoli. Avevo un mondo nuovo fatto di paroline dal gusto familiarmente intimo, quelle parole che hai dentro perchè fanno parte del tuo patrimonio genetico, volenti o nolenti. Era quella una negazione delle proprie origini, un preservare la mente dalle brutture gergali popolane. Era come evitare la schiettezza a cui ci si deve abituare, è come evitare di andare in strada a vivere. Ora ho dato avvio ad un'intima contrattazione, la mia identità è salva. Non devo salvarmi dalle mie origini, non ne ho bisogno.
L'autore dell'opera è Adam Pitt, il titolo è: Meeting Blow up
Sinonimi e traduzioni
Esistono sinonimi che esprimono una delicatezza d'intenti soltanto apparente. "Didietro", "natiche", a volte mi suggeriscono che il bel parlare è "velleitario" e fine a sé stesso.
C'è chi ama la sintesi, chi si inasprisce per l'uso superficiale dell'idioma così ricco e succulento. La mia posizione è chiaramente poco snob a riguardo, non sono del partito : "chi parla bene pensa bene". Anzi chi pensa bene a volte parla malissimo... I "diciamo" ripetuti a iosa, l'infelice intercalare che caratterizza il parlato...
Essere buoni oratori : vorremmo tutti esserlo. Se poi lo fossimo e non avessimo lo speaker's corner adatto? La "visibilità" è un punto cruciale. Chi può negarlo.
C'è poi chi fa scelte programmatiche, una specie di pianificazione esistenziale che non lascia margini di apertura. Chi sceglie il suo buen retiro e non verrà mai ascoltato, letto , citato. Chi è postumo già prima di nascere come artista. Chi vive l'isolamento come risoluzione della mancanza d'ispirazione, come fase di riflessione sul già vissuto. Poi c'è chi lo subisce l'isolamento.
Nel frattempo mi indigno per la scarsa "significatività" delle traduzioni in italiano dei titoli dei film. Ieri sullo schermo, Lost in translation è diventato L'amore tradotto. Meno male che l'inglese è una lingua conosciutissima. Altro caso, Intolerable cruelty dei fratelli Coen diventato impietosamente Prima ti sposo e poi ti rovino. Ci sarebbero segnalazioni innumerevoli in questo campo, sconce operazioni traduttorie da portare alla luce.
Chiudo con Giacomo Debenedetti:
"L'arte è sempre rivelazione di destino, valevole, nelle sue cifre luminose e oracolari, per tutto il succedersi delle generazioni, finché l'uomo amerà la poesia, cioè - lasciatemi credere - finché l'uomo sarà uomo".*
*E' il trepido auspicio che chiude lo scritto che reca in calce la data "Maggio 1949", letto nel settembre dello stesso anno a Venezia al Congresso internazionale del Pen Club e pubblicato integralmente nel 1952 come prefazione alla edizione mondadoriana della prima serie dei Saggi critici la cui prima pubblicazione, per le Edizioni di "Solaria", è del 1929.
http://www.giacomodebenedetti.it/alle_frontiere.html
Hemmings
David Hemmings è morto, come dimenticarlo?
http://www.imdb.com/name/nm0376101/