lebowskiana

   quando si gioca a bowling da soli

 

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22/10/2003  
 

Catarsi al contrario

 

Si contesta il disimpegno, quello "generazionale", la feature delle nuove leve. Luoghi comuni o comunanze di luoghi, che si sovrappongono su cumuli di ovvietà. Chi conduce discorsi seguendo quest'unica direzione, non tiene conto della secolarizzazione dell'"impegno" a favore di una società libera dai germi dell'inequità. Esiste una coscienza "civile", che non boicotta il buonsenso, scevra da contaminazioni ideologiche, una coscienza il cui flusso positivo travolge l'elfantiaca burocrazia, che si indigna per la fine dei traghetti : gli "autobus per il paradiso", quelli il cui biglietto non prevede rimborso, ma soltanto clausole deresponsabilizzanti. E in questo paese alle volte si sentono discorsi da scafisti nelle cabine di regia. Le strombazzate dei politicanti infastidiscono anche i disimpegnati che seguono i trend anarcoidi. Le boiate coraggiosamente sciorinate nelle interviste, le frasette acuminate come un punteruolo, non hanno natura di progetto, ma provocano fastidio. Quella parte dell'uomo che si identifica come "cittadina", quella che andrebbe alimentata con linfa civile, ha un derma escoriato da impurità concettuali, da una nebulosa indifferenza. Il "bene" viene reclutato tra gli obiettivi strategici, riempie i comizi , elude i disaccordi nei palazzi "alti", diviene il fine di laiche esercitazioni.

Servirebbe una specie di c.a.r. per addestrare alla coscienza. E noi, “i disimpegnati”, non dovremmo esserne esentati. Sulla storia dell’impegno civile ne fioriscono di fiction televisive, ma io, cronica disimpegnata volontaria, gradisco il ritorno di Twin Peaks di David Lynch. Galleria di esseri che non abbandonano più la tua mente, e continuano a brulicarvici in maniera preoccupante… La visione di Lynch è una specie di catarsi al contrario, più che una purificazione è una contaminazione…Oniricamente insostenibile (per dirla alla Tullio Kezich).

Però so anche che in Chiapas alcuni volontari appartenenti a ONG italiane, precisamente a Oventick, si danno da fare per “connettere” questa zona, portando sul posto hardware anche datato e realizzare un hacklab. Il link da cliccare è il seguente per informarsi su quest’iniziativa :

http://www.oventhack.org/

 

L'autrice delle opere è Nemanja Cvijanovic, il titolo è "Hokuspokus"

postato da francescabowie | 13:45 | commenti (14)


14/10/2003  
 

Dude, where's my country?

A volte basta un errore nel doppiaggio per modificare completamente il senso di una scena,addirittura di un intero film. A proposito di bloopers ne "Il grande Lebowski" :

Nella versione originale il nomignolo "Drugo" è molto più semplicemente "Dude". Attenzione, non è solo una curiosità di doppiaggio, è un vero e proprio errore: infatti ci si chiede come diavolo faccia il cowboy a conoscerlo, dato che la prima volta che si incontrano gli dice "Ciao Drugo". In inglese invece lo chiama dude, che vuol dire "tipo, ragazzo, giovanotto". Quindi è perfettamente plausibile che lo sconosciuto cowboy si rivolga a Dude chiamandolo dude, azzeccando involontariamente il nomignolo.

http://cinema.multiplayer.it/bloopers/index.php3?pagina=film/film&id_film=989

A proposito di Stati Uniti, l'orario in cui scrivo è simpsoniano, in onda vanno le creature di Matt Groening, mentre on line e on air è partita da un pò di tempo Democracy now, un network che coordina 140 stazioni radio-tv in Usa e Canada, che si considera del tutto indipendent, dal momento che non accetta fondi e donazioni da corporations, dal governo, o dagli inserzionisti pubblicitari. Nell'epoca del guerrafondaismo presidenziale, si eleva una voice antiwar , aveva scritto qualcuno sul Wall street journal. Ma io vivo qui, in Italia.

Wednesday, May 16th, 2001

Italy Elects Its Richest Man As Prime Minister, Who Now Owns Or Controls the Country's 5 Largest TV Stations

http://www.democracynow.org/article.pl?sid=03/04/07/022248&mode=thread&tid=5

Campeggia a chiare lettere la verità rocciosa, filtrata (?) dalla giornalista americana. La sorte italica è quella di auto-schierarsi contro se stessa, d’altronde. Certe scelte lo evidenziano. Ma non voglio continuare a mandare in ristampa banalità, concepire l’ennesimo articolo infarcito soltanto di contro, omettendo l’esistenza di un pro. Lo stile spranga&manganello, che fa pure casualmente rima con falce&martello, non mi identifica.

La mente è in continuo movimento, come una cinciallegra che nidifica dovunque, anche sulle buche per lettere. Così una serie di pensieri svolazzano per incontrarsi in un intreccio complesso dove i fili di diverso spessore appartengono alla stessa intelaiatura. Nei mille piani del blog vivono mille anime: democrazia, politica, musica - “Little Wing” di Jimi Hendrix in questo caso - e cinema. Praticamente il blog che gratta il cielo… Che fosse questa la proiezione della mia desiderabile nazione, il mio preferito lembo di continente, my country, per l'appunto?!

postato da francescabowie | 21:13 | commenti (16)


08/10/2003  
 

Funambolismi.La donna e i due emisferi

 

Miss Eve Harrington insegnami a fare i "calcoli", a coltivare l'arrivismo, a non sentirmi più come una Calamity Jane dei tempi moderni. Non voglio più dover masticare tabacco. Niente più cinturoni per me, ho un nuovo ruolo da imparare, alle spalle di chi è protagonista. Quella che non sono ha sempre la meglio. E se lasciassi perdere il teatro e le ambizioni di soppiantare Bette Davis e mi ritrovassi di nuovo cowgirl, stavolta senza tabacco tra i denti, autostoppista dai lunghi pollici fallici che invitano a fermarsi su un'autostrada dai bordi ricchi di storie, di umani problemi, di fughe. In questo guazzabuglio delirante che identifica il mio pomeriggio all'insegna della solita bevanda e del solito libro, trovo il tempo di ascoltare un po’ di musica, "Tajabone" è il titolo. Rivedo una galleria e poi la Barcellona di Agrado, di Manuela, di Huma,di Lola,di Rosa. Come dimenticare Todo sobre mi madre.

"Amo il cinema di Almodóvar perché mi dà emozioni. Perché fa reagire i due emisferi nei quali è diviso il nostro cervello, quello destro e quello sinistro, la parte in cui funziona la Ratio (la cosiddetta logica di tipo matematico) e la parte in cui funzionano le emozioni. Emozioni senza le quali, come ha spiegato un grande scienziato, il neurologo americano di origine portoghese Antonio Damasio (vedi in italiano L'errore di Cartesio: emozione, ragione e cervello umano, Adelphi, Milano 1995), la tanto celebrata logica, il pensiero razionale, il "Cogito ergo sum" di Descartes, sarebbe ben poca cosa: noi procederemmo a tentoni nella nostra implacabile logica, che avrebbe lo stesso meccanismo (e la stessa logica) se dovessimo applicarla sia a organizzare le nostre vacanze come a pianificare lo sterminio della nostra famiglia.[...]". Lo dice Antonio Tabucchi nella sua prefazione a Parla con lei, sceneggiatura del film di Almodovar, pubblicata da Einaudi. Sembra una banalità, un qualcosa di detto e ridetto. Eppure di questo pasticcio di logica ed emozione continuo a nutrirmi. Funambolicamente procedo.

http://www.repubblica.it/online/spettacoli_e_cultura/libricinque/tabucchi/tabucchi.html

postato da francescabowie | 03:10 | commenti (17)


01/10/2003  
 

Post-ululante

Mio fratello si preoccupava che da bambina non insudiciassi il mio intelletto. E così sapevo che Harvard e Northwestern erano prime nella fantomatica classifica delle migliori università, che l'ordalìa era una prova del fuoco in uso presso i longobardi, che Nilde Iotti era presidente della camera, che il Prado si trovava a Madrid, e che Nouvelle Vague non era soltanto un film di Jean-Luc Godard. Avevo troppi libri da leggere, troppi film da vedere, un 286 da stressare.

Nei momenti di "libertà" leggevo Gianni Rodari, Esopo e Fedro. Mio fratello non lo sapeva, ma il libro che amavo di più era il suo vecchio sussidiario delle elementari. Un libro ingiallito ma pieno di storielle e brani di antologia, lo preferivo di gran lunga al mio. Guardavo il tiggì, poi scappavo dalla mia vicina per vedere Creamy. Lei leggeva il Cioè, io lo detestavo. E le pagine che scrivevo, ad iniziare dalle poesie dedicate all'amico Sole, e al romanzo sugli amici delfini, non erano altro che frammenti, ululati d'inchiostro, post-ululanti. Non avevano carattere sociale, nè ambivano ad assurgere a poema, come Howl di Allen Ginsberg, ma una finalità l'avevano. Quello era il primo stadio di questa evoluzione. Accumulare materiale inedito da far leggere poi. Ora io sono una post-ululante e voi siete i posteri (poveri!) lettori.

http://www.rooknet.com/beatpage/writers/ginsberg.html#howl

postato da francescabowie | 12:51 | commenti (15)